Anche se non se ne parla molto, perché sembra un po' una malattia “di altri tempi” o “di altri paesi”, la rabbia rimane una delle zoonosi più temibili al mondo, capace di mietere più vittime della SARS, dell'influenza H1N1 del Dengue messi assieme, come riportano le statistiche curate dalla GARC (Global Alliance for Rabies Control). Il termine zoonosi indica una malattia che colpisce primariamente gli animali e può essere da essi trasmessa, direttamente o indirettamente, all'uomo. Una zoonosi è ad esempio la tigna, ben poco pericolosa nonostante la repulsione che il nome evoca. La rabbia è molto più grave, infatti è una malattia mortale con un decorso rapido e terribile; per questo le normative molto severe in materia di cani morsicatori tengono conto proprio del rischio di trasmissione di questa malattia che, anche se al momento non presente in Italia salvo le recenti apparizioni nel nord-est, rimane una priorità.
La rabbia è causata da un virus che si trasmette attraverso l'atto del morso e può colpire tutti i mammiferi. Nei pipistrelli è stata osservata una resistenza alla malattia nonostante l'infezione in atto, il che rende il pipistrello pericoloso per la sua capacità di diffonderla; alle nostre latitudini però non è il pipistrello che dobbiamo temere come invece accade in Sud America a causa della presenza di pipistrelli vampiri, ma sono i canidi, soprattutto selvatici come la volpe, ad essere i principali portatori della malattia. Una volta che colpisce l'animale o l'uomo il virus, dalla saliva del soggetto infetto, si replica nella zona del morso e in seguito va a invadere le fibre nervose: nel giro di alcuni giorni (in media 3-8 settimane) si presenta la fase “idrofoba” a cui si deve l'altro nome con cui è nota la malattia. Il tentativo di bere provoca infatti un violento e doloroso spasmo della laringe, il che rende l'ammalato “idrofobo”, ossia impossibilitato ad assumere acqua. In seguito l'invasione del sistema nervoso centrale determina i sintomi tipici dati da aggressività, allucinazioni, in alcuni casi paralisi; inevitabilmente sopraggiunge la morte. Gli animali malati, anche se selvatici, in questa fase tendono ad avvicinarsi ai luoghi abitati ed a mordere indifferentemente uomo e animali: per questo è importante tenere sotto controllo la popolazione di volpi, che nel nostro Paese sono importanti per la trasmissione di questa malattia, insieme ormai purtroppo ai cani inselvatichiti, triste segno della barbara pratica dell'abbandono.
Come purtroppo ben sa chi è stato morso da un animale non identificato, in caso di rischio anche remoto di contrarre la rabbia il paziente viene sottoposto a somministrazioni scadenzate di vaccino e di siero iperimmune, un emoderivato che contiene gli anticorpi diretti contro la malattia. Ciò va fatto precocemente: non vi sono purtroppo terapie efficaci se la malattia giunge allo stadio dei sintomi nervosi. La strategia vincente è dunque la prevenzione: nel Nord Est del nostro Paese, dove anche in tempi recenti sono stati segnalati casi di rabbia in volpi provenienti dai Balcani e dall'Europa dell'Est, la vaccinazione delle volpi viene fatta mediante distribuzione di esche contenenti il vaccino orale ma soprattutto vige l'obbligo, nelle regioni e province a rischio, di vaccinare i cani di proprietà, così come devono essere vaccinati i cani provenienti da altre zone d'Italia che però si trovano a soggiornare nelle aree a rischio. Nelle altre zone dell'Italia non è obbligatorio vaccinare il proprio cane o gatto contro la rabbia a meno che non si debba espatriare o ci si debba recare nel Triveneto; tuttavia è il caso di prendere in considerazione la vaccinazione qualora si possegga un cane che ha già morso o è a rischio di farlo. Alcune assicurazioni di responsabilità civile per danni causati dai cani richiedono che il soggetto assicurato sia vaccinato contro la rabbia; informatevi presso il vostro agente. Anche se ci troviamo in una zona indenne, il rischio di trasmissione della rabbia è sempre la prima preoccupazione, anche se le probabilità sono basse: un cane aggressivo è più a rischio di altri di contrarre e diffondere la malattia qualora questa si presentasse. In ogni caso potete prendere in considerazione l'opportunità di procedere o meno alla vaccinazione per tutelare la salute del vostro beniamino, anche se è il cane o il gatto più casalingo e dolce del mondo; come sempre la fonte di informazioni più qualificata e autorevole è il veterinario di fiducia, che potrà suggerirvi il piano vaccinale più adeguato in base ai rischi che può correre il singolo animale. La vaccinazione antirabbica consiste in una iniezione sottocutanea che il veterinario effettua previa visita per accertare la buona salute dell'animale; va richiamata con cadenza annuale e correttamente effettuata fornisce protezione nei confronti di questa malattia, a partire da alcuni giorni dopo la prima somministrazione; l'immunità si considera completa anche dal punto di vista legale dopo un mese e i richiami regolari ne mantengono attiva l'efficacia senza interruzioni.

















