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No lingua tedesca no business. Lo dicono all'Università

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Prof Ursula Bavaj nell'Aula Magna Università

Nell’Aula Magna dell’Università della Tuscia si è tenuta una piacevole ed insolita tavola rotonda con illustri relatori invitati raccontare a centoventi studenti tante curiosità, tendenze culturali e varie relazioni commerciali esistenti nella Germania di oggi. I protagonisti della giornata sono stati i ragazzi dei licei linguistici di Viterbo (Buratti), Grosseto (Rosmini), e della scuola media Titto di Manziana. 

La prof Ursula Bavaj, docente di Letteratura tedesca, è la mente e il braccio operativo dell’iniziativa organizzata dalla Facoltà di Lingue e Letterature e dalla Facoltà di Economia, ed è lei che accoglie con un sorriso tutti i giovani che arrivano all’ingresso dell’Aula Magna, consegna loro del materiale informativo e un foglio-quiz  utile per partecipare al sorteggio dei premi in palio.

Dopo i saluti del preside della Facoltà di Lingue Gaetano Platania e del Preside della Facoltà di Economia Alessandro Ruggeri,  prende la parola - unico cavaliere in una tavola rotonda composta da dame – il direttore del Goethe-Institut di Roma Uwe Reissig. A seguire le gentili signore: Boba Jurisic (Affari culturali Ambasciata tedesca); Gerdis Thiede (Cooperazione linguistica del Goethe); Milvia Spadi (giornalista Radio-Rai); Melanie Kunkel (direttrice Centro DAAD di Roma): Irmela Heimbacher (insegnante Lingua e Traduzione tedesca). Tutti hanno raccontato anèddoti divertenti sulle diversità culturali da loro vissute come stranieri nel nostro e nel loro Paese, la Germania, tra i più ammirati al mondo per l'economia, il lavoro e la serietà e la puntualità dei suoi abitanti.

Arriva l’ora del quiz. Sullo schermo scorrono, in un ordine alfabetico, alcune foto di personaggi e luoghi che i ragazzi devono riconoscere e scrivere sul foglio assegnato. Chi scrive, chi copia, chi suggerisce, chi chiede, tutti velocemente consegnano il quiz.

Nella seconda parte della giornata la tavola rotonda riprende la sua antica composizione - quattro cavalieri questa volta con una dama – si parla di imprenditoria, relazioni commerciali e prospettive professionali che si aprono per chi è veramente padrone non solo della lingua inglese ma anche e soprattutto di quella tedesca.
Prende la parola Friedrich Dauble, Ministro Plenipotenziario dell’Ambasciata tedesca a Roma, con una breve relazione sul rapporto commerciale privilegiato che esiste tra il Lazio e la Germania. Seguono Raphael Gallus, traduttore e interprete dell’Unione Europea, che sottolinea l’importanza del multilinguismo per lavorare nelle le imprese che vogliono crescere.

Per l’imprenditoria laziale interviene Domenico Merlani (Vicepresidente Unindustria Lazio e Presidente Confindustria Viterbo) che illustra con dati alla mano l’export del Lazio in crescita con la Germania; Augusto Gigliozzi (Vicepresidente Fedelazio Viterbo) parla della ceramica di Civita Castellana e delle difficoltà che s’incontrano nel fare contratti con le imprese tedesche se non si è padroni della loro lingua. Termina la prof Barbara Turchetta (Linguistica delle società) che presenta lo sportello permanente “Job placement”, punto di ascolto e di scambio tra cultura, economia e lavoro nelle aziende.

Infine arriva la premiazione dei quiz con piccoli oggetti simbolici consegnati dal direttore del Goethe Institut ai ragazzi selezionati dalla giuria: Sofia Stefanelli, Roberta Angelini, Francesco Roncali, Flavia Stangherlin, Lorena Zamparini, Romina Fiorentini, Fabrizio Ultimo (assente, ritira il premo una sua compagna), Marianna Serafini e Anna Maria Desaga. Gli studenti del liceo Buratti hanno preso più premi.

Chiude i lavori la mitica prof Ursula Bavaj  che chiede agli imprenditori presenti un impegno di sinergia concreta – lingua=impresa=lavoro - spendibile attraverso canali specifici nel mondo germanico per creare un rapporto duraturo nel tempo anche con le aziende laziali. Disponibilità è la risposta ottenuta.

Un ricco buffet ispirato alla cucina tedesca con patate, wustel, crauti e deliziosi dolci aspetta invitante gli affamati ragazzi nel corridoio delle Monofore e poi, tutti a casa.

 

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