Iniziamo con questo sentito "racconto" di Angelo Tosoni un nuovo esperimento del nostro quotidiano, uno spazio, totalmente gratuito, destinato ad autori poco o nulla conosciuti, che non riescono, non per loro demerito, a trovare uno spazio editoriale adatto al loro sentimento ed alla loro libera espressione. In una società fatta sempre più di libri da scaffale per l'esibizione agli amici e di libri-panetton-televisivi, speriamo di dare un modesto contributo alla lettura e, magari, alla possibilità di pubblicazione maggiormente autorevole ad autori meritevoli... perché, malgrado tutte le apparenze siano contro di noi, il merito è ancora l'unico valore artistico.
PS per chi ce ne facesse richiesta, se in accordo con gli autori, saremo lieti di fornire il formato e-book dei racconti pubblicati. Buona lettura!
MIRIAM e ANGELO
A mio figlio ANDREA
Forse è dovuto ad un attimo di disattenzione, alzo gli occhi al cielo e provo una sensazione di una pace profonda che mi trascina leggera verso l’infinito. Non sento più alcuna percezione o sensazione del presente. Vago nel nulla gironzolando e pare che sia libero da ogni debito, da ogni dovere, da ogni responsabilità, da ogni dolore, da ogni sofferenza fisica, da ogni strazio o supplizio.
Il cielo di Viterbo è terso, nitido, pulito e si riesce a guardare oltre, più di là dell’infinito. E mi sento oltre a chi sa cosa, l’Eterno?
La mia famiglia: siamo in quattro, io, mia moglie e due figli.
Rispettivamente: Angelo, Miriam, Andrea primo figlio e Francesco. Nel nostro nucleo familiare aleggia accordo, rispetto amore. Non ho preferenze particolari né per l’uno, né per l’altro figlio, però ed è un però di una intensità colma, piena, traboccante, rigonfia, stipata di un male tormentoso che è poca ogni ferita, taglio o squarcio al mio corpo. Ogni offesa a confronto non otterrebbe altro risultato che una godente risata.
Ci siamo sposati con il desiderio di vivere insieme e di amarci così come i Comandamenti ci insegnano e che il grande Immenso Iddio e la Chiesa ci ha benedetti.
La vita insieme scorre e si svolge così come, penso, ogni giovane coppia che si ama. L’alba ci vede insieme felici e felici nei giorni belli, nei giorni grigi; felici nei giorni di pioggia.
Il pancione a mia moglie cresceva, cresceva e sentiva accarezzandolo il movimento del caro concepito. Mia moglie per il suo stato di gravidanza veniva seguita dal ginecologo e quando si presentò il momento del parto, del meraviglioso, emozionante evento; mia moglie fu ricoverata in ospedale e dopo due giorni di doglie venne alla luce, dopo parto cesareo.
Nacque, si, si nacque il NOSTRO PRIMO FIGLIO: È UN MASCHIO! È MASCHIO.
È un maschio per la gioia di tutti.
La gioia di tutti, la felicità, l’allegria, il gaudìo era in tutti noi impregnato. Ci baciavamo, ci abbracciavamo. Non eravamo più in grado di controllarci per il giubilo e la giocondità: Nonni, zii. lo smarrito non sapevo più che fare. I passi mi condussero in sala parto, ERO FELICE, dove era ancora in opera l’equipe di ginecologi, ostetrici, infermieri che avevano in braccio il mio maschietto.
Mi fermai, vidi lo sguardo degli operatori che conversavano, bisbigliavano fra loro. Era un sussurro che a mia insaputa, contro la mia gioia, mi lacerò il cuore e sentivo scorrere il sangue nelle vene, come una cascata trascina con sé massi enormi galleggianti che percuotevano sempre di più la mia inquietudine, angustia per il timore di sentire qualcosa che mi incominciava e che volevo, nell’ansia conoscere. Non me ne resi conto, le lacrime mi rigavano il viso e sentivo che cadevano con grande tonfo sui miei abiti e per terra.
Sono sicuro di aver gridato all’indirizzo di quei medici
DOTTORE!!!
PRESENTIMENTO!
Improvvisamente mi sento l’anima che mi cade giù nel fondo, nel basso più profondo con velocità e violenza; pare che il vuoto mi trattenga sospeso. Quel dolore, se dolore si può chiamare, è sempre là ad opprimermi con forza inspiegabile. Il cuore mio è dolorante, lugubre di una intensità inspiegabile che preoccupa, distrugge.
L’ignoranza governa la mente di chi non sa. Io non sapevo, presagivo.
Bando a tutte le preoccupazioni, a tutte le sensazioni, ero felice di essere padre. Vidi mio figlio per la prima volta, lo presi nelle mie braccia guardandolo con meraviglia, avevo il timore di fargli male. Dopo pochi giorni andammo a casa nostra consapevoli delle necessità di Andrea e di essere genitori.
Passò circa un mese e notammo che il figlio non mangiava abbastanza e quel poco lo vomitava tutto. Invece di aumentare di peso dimagriva. Preoccupati lo portammo da un bravissimo pediatra che dopo una accurata visita notò che Andrea aveva la circonferenza cranica più grande del dovuto e ci consigliò di portarlo in ospedale.
Imploranti, domandammo al medico quale percorso poteva avere questa imperfezione e quale nosocomio era più confacente a questa terapia. Ci consigliò di portarlo al Bambino Gesù e a tale proposito redisse certificato nel quale proponeva anche il ricovero d'urgenza con dicitura circonferenza cranica più grande.
Armati di tanto coraggio, io e mia moglie, partimmo da Viterbo e andammo a Roma all'ospedale Bambino Gesù. Appena arrivati, al Pronto Soccorso, il personale addetto, i medici, capirono subito la gravità del caso. Andrea venne subito visitato e diagnosticarono che aveva un inizio di rachitismo (esilità stentato, patito, esile, debole) sono brutte parole che tuonano e in più era idrocefalo (Aumento del liquido CEFALORACHIDIANO DEI VENTRICOLI CEREBRALI circonferenza cranica più grande). Ricoverarono Andrea: - Aveva già una nutrita cartella clinica.
II giorno dopo cominciarono a fargli esami mirati e più approfonditi compresa la TAC che ha evidenziato Hy sopratentoriale con estesa ipoplasia cerebellare.
I dottori ci chiesero se nella nostra famiglia c’erano stati altri casi di idrocefalo ma noi rispondemmo di no.
lo e mia moglie eravamo molto disperati, eravamo divorati dal tormento davanti all’arcano, al misterioso. Chiesi ai medici cosa volesse dire idrocefalo. Uno dei dottori mi guardò e disse agli altri due medici che non era quello il momento di spiegare le cose.
Caddi in una tristezza, mai provata prima, pregai Gesù, i Santi, il Paradiso per tante ore. Vidi dalla finestra l’alba di un altro giorno; mi risuonavano alla mente le parole idrocefalo e rachitismo anche senza saperne il significato. Andai nella camera ove era ricoverato Andrea, da Miriam e vidi che mio figlio sofferente stava molto male. Mia moglie mi guardava, il dubbio la percuoteva, decisi che Andrea doveva vivere e lo pensai con tanta forza e tanta determinazione che mi sentii sollevato dalla certezza del positivo. Venne l’infermiera, ci disse che Andrea doveva fare altri esami e lo portò ancora una volta in radiologia dove gli fecero questa volta una RISONANZA MAGNETICA CEREBRALE con diagnosi Dilatazione del IV ventricolo con marcato ampliamento degli spazi sub aracnoidei pericerebellari infero-laterali. Segni di sofferenza della sostanza bianca periventricolare (marcata iperintensità): Assottigliamento del ponte e del bulbo. Nessun dottore ci disse altro se non quello che sapevamo già. Andrea peggiorava. Ora lo nutrivano solo con il sondino e anche in questo modo vomitava. Stanchi ma soprattutto delusi, scoraggiati domandammo ai dottori se e quando nostro figlio veniva operato. Ci spiegarono che non potevano farlo nella loro struttura perché non c’era ne il reparto ne il medico di Neurochirurgia Pediatrica. Però i medici si interessarono al caso e si attivarono con solerzia. II giorno seguente venne un dottore del Policlinico Gemelli a visitare Andrea. Dopo che l’aveva visitato ci disse che mio figlio oltre ad avere l'idrocefalo aveva anche una malformazione del cervelletto e che andava operato d’urgenza. Nella stessa giornata venne l'ambulanza che trasferì Andrea al nuovo ospedale Gemelli. Gli esami erano tutti pronti, bisognava solo operare. Lo fecero il giorno dopo, l’intervento durò quattro interminabili ore, per noi costituì un immenso tormento scandito dal tempo e dall'attesa. Finalmente uscì dalla sala operatoria. Di giorno in giorno Andrea stava sempre meglio, gioivamo. Non stavo più nella pelle. Eravamo contenti. Quello che ci confortava era che nostro figlio si stava riprendendo. Era evidente, con il passare del tempo, il suo miglioramento. Il dottore dei Gemelli aveva diagnosticato bene. Ringraziai Dio all'infinito, ogni espressione era di gratitudine. Andrea restò in ospedale molto tempo; mi augurai che ci restasse fin quanto i medici ci potessero assicurare che mio figlio stava bene.
Per motivi di lavoro viaggiavo continuamente tra Viterbo e Roma. Oltre ad Andrea dovevo pensare anche a mia moglie che non lo abbandonò mai un attimo.
(Venne il giorno delle dimissioni oltre a visite bimestrali i medici ci fecero diverse raccomandazioni e continuare... per i primi sei mesi presso di loro i controlli poi si sarebbero potuti diluire per periodi più lunghi.
Arrivati a Viterbo tutti i parenti, amici, conoscenti ci aspettavano per sapere e per festeggiare il ritorno di Andrea a casa. Col tempo ritornò tutto nella normalità,io andavo a lavorare e Miriam stava con Andrea a casa che si comportava normalmente.
Passato del tempo per la sua menomazione per il danno fisico ci esortò a fare domanda di Invalidità all’Azienda Sanitaria Locale. Fummo convocati alla visita e la commissione di 1a istanza, dopo aver esaminato attentamente tutte le cartelle cliniche e dopo un lungo accurato esame DECISERO.
Dichiararono Andrea invalido civile al 100% con handicap grave. Ci comunicarono che il bambino avrebbe percepito l'indennità di accompagnamento in denaro e alla sua maggiore età la pensione.
Andrea si nutriva con normalità e cresceva bene. Noi lo portavamo regolarmente alle visite mediche di controllo all’ospedale Gemelli.
I medici che Io visitavano ci dicevano che Andrea cresceva bene.
Passano 6 anni (siamo nel 1992) Andrea si ammala di nuovo. Lo portammo urgentemente a Roma all’ospedale Gemelli, al pronto soccorso.
Dopo una lunga visita ci dicono: Sicuramente si tratta di Encefalite Virale. Venne ricoverato. Grazie a Dio però il suo ricovero durò solo dieci giorni. Ritornati a casa Andrea stava bene, era guarito ?
Dopo due mesi io e Miriam ci accorgemmo che la postura non era normale, Andrea teneva le gambe in modo sbagliato e non riusciva più a camminare bene. Non perdemmo tempo. Il giorno successivo Io portammo a Roma da un ortopedico del Policlinico Gemelli. Spiegammo al dottore quello che era successo. Il medico gli fece fare altri esami. Il responso non fu tra i migliori. Il dottore ci spiegò che l’encefalite aveva atrofizzato tutti i tendini delle gambe e che con diversi interventi chirurgici poteva migliorare molto ma non guarire del tutto. Chiesi al medico quale ospedale era più indicato ma non mi dette tante spiegazioni. Non mi persi d’animo, cominciai a informarmi; mi dissero che un buonissimo centro era l’ospedale Bambino Gesù di Palidoro un distaccamento dell’altro ospedale di Roma. Ci vado e tra un’informazione e l’altra chiesi anche del migliore ortopedico. Me ne indicano il migliore. Contatto il dottore che visita Andrea e decide che deve essere operato Viene ricoverato nuovamente. Il giorno dell’intervento Andrea viene preparato per la sala operatoria. Anche questo dura quattro lunghe interminabili ore. Alla fine esce il dottore dalla sala operatoria e ci rassicura che è andato tutto bene, così io e mia moglie riusciamo con un gran respiro liberatorio,un filo di sollievo le ringraziamo Dio e tutti i Santi.
Mi siedo e mi sorprendo di aver fatto tutto da solo: a trovare il centro ortopedico specializzato senza che nessuno mi avesse consigliato. Me ne rallegro visto anche il risultato.
Passano dei giorni e Andrea reagisce molto bene alle terapie di riabilitazione.
Dopo circa un mese e mezzo, finalmente arriva il giorno che Andrea viene dimesso dall’ospedale. I dottori ci dicono che Andrea deve rispettare minuziosamente vari controlli per un anno e controllare le varie ingessature alle gambe.
Ritorniamo a casa felici. Quando è trascorso il tempo necessario (circa tre mesi) riportiamo il figlio dall’ortopedico per togliere il gesso.
Passa anche quest’anno difficile e impegnato ai controlli medici ci dicono che nostro figlio non ha più bisogno di gessi alle gambe ma di molta terapia riabilitativa avendo avuto uno spostamento di entrambe le rotule dei ginocchi.
È l’anno 1997 Andrea ha ormai 11 anni e una sera, come tutte le altre ci chiede che vuole andare a dormire. Nella notte ci chiama dicendoci che gli fa tanto male la testa. La preoccupazione, l’ansia, il dolore ci esorta a non perdere tempo e per fare presto non chiamiamo neanche il dottore di base.
Prendo la macchina e partiamo velocemente per Roma in quanto sapevo che arrivati al pronto soccorso dell’ospedale A. Gemelli avrei trovato il neurochirurgo, il medico che aveva operato Andrea. Qui viene data immediatamente assistenza ad Andrea che si trovava in uno stato di precoma. L’equipe del pronto soccorso si avvedono subito della gravità estrema del caso. Immediatamente gli viene prescritta una TAC, con urgenza.
Dall’esame della TAC il neurochirurgo ci informa che la valvola di derivazione che mise quando era appena nato non funzionava più. Si era chiusa e quindi avrebbe dovuto rioperarlo con urgenza quella stessa notte. Andrea venne preparato, entrò in sala operatoria. L’intervento durò molte lunghissime ore.
L’attesa del risultato era straziante e per me e per mia moglie.
Ringrazio Dio anche questo intervento, a detta del neurochirurgo era andato secondo le aspettative e che per questo potevamo essere sereni.
Il medico mi chiamò, mi disse che ero stato bravo a non aver perso tempo perché bastava che avessi tardato e non si sarebbe saputo quale poteva essere il risultato dell’operazione.
Se io e mia moglie avessimo pensato al mal di testa comune, come quelli che vengono a tutti, quel solo mal di testa, se non l’avessi preso come cosa grave forse avremmo perduto Andrea. Gettandoci nella disperazione più assoluta. Ma il Buon Dio ci ha guidati, ci ha sollecitati nell’agire subitaneamente. Tanti altri pensieri mi passavano per la testa; ma ho la certezza e di quella sono sicuro che quella notte mi guidò solo la Divina Provvidenza. Andrea rimase in ospedale per diversi giorni e anche questa volta ci dissero che doveva sottoporsi a controlli periodici e soprattutto, se Andrea avesse percepito o sentito dei sintomi strani come vomito a getto, torpore o sonnolenza dovevamo con la massima urgenza andare a Roma in ospedale. Rinfrancati del risultato e preoccupati per il futuro ritorniamo a casa e sia io che mia moglie ci ripromettiamo di far fare con scrupolo e con precisione tutte le visite di controllo.
Il mio lavoro di operatore ecologico, con uno stipendio allo stremo delle necessità, delle possibilità finanziarie, mi ritrovai privo di ogni risorsa.
Costretto dall’affetto, dall’amore del figlio e della moglie soggetta ad assistere tutti i giorni ogni ricovero del figlio. I viaggi continui e frequenti e qualche volta anche due volte al giorno per le varie necessità e mantenimento della moglie e del figlio. Mi risolsi a pensare: E’ mai possibile che la LEGGE, le ISTUTUZIONI, mi lasciano privo di ogni orientamento, di ogni aiuto, di ogni indirizzo a cui poi avviare Andrea per potergli garantire il futuro, il suo futuro, la sua serenità. Dalle mie indagini risultano esistenti solo associazioni protette per ragazzi down, per diabetici e altre come l’AVIS. Nessuna che comprende la malattia di Andrea.
Deluso scorre la mia vita tra lavoro, casa, ospedali, terapie, controlli, preoccupazioni, avvilimenti, condominio, orari, orari, orari e paghe, paghe … .
Un giorno, per mia fortuna, vedo un ragazzo su una sedia a rotelle come Andrea. Senza metterlo in imbarazzo o a disagio gli chiesi se era a conoscenza di qualche associazione che li riguardava, mi rispose di si e mi disse il nome e il numero di telefono a cui anche lui faceva parte. Tornato a casa telefonai subito e presi appuntamento per il giorno dopo. Andai, mi presentai i agli addetti spiegai i problemi di Andrea a cui si mostrarono interessati. Quando finii di esporre ciò di mio interesse mi parlarono di riunioni e se avessi voluto parteciparvi.
Andavo a tutte le riunioni a queste si parlava di vari argomenti: di attività sportive, di gite di vario genere ma non si parlava mai di un inserimento lavorativo che, potesse garantire una vita propria, autonoma e indipendente.
Andrea ha frequentato regolarmente le scuole avendo l’insegnante di sostegno fino alle superiori. Mio figlio Andrea è su una sedia a rotelle ma per quanto riguarda il resto sta bene, è intelligente, sa usare il computer e per farlo essere come gli altri ragazzi gli abbiamo comprato anche il motorino (quod 4 ruote) con cui visita dei luoghi di suo interesse e incontra in città qualche amico o conoscente.
Ritornando all’associazione per la quale Andrea faceva parte chiesi al presidente perché non si facessero dei progetti di lavoro in collaborazione di enti provinciali, comunali e industrie e privati della città. Improvvisamente mi accorsi che il suo volto cambiò aspetto, ci guardammo, tentò di dirmi qualcosa, Io fermai dicendogli che non c’era bisogno dire niente. Avevo capito che non gli faceva comodo parlare di queste cose forse per motivi e me poco chiari e poiché era mio interesse inserire Andrea in un’attività lavorativa, presi carta e penna e scrissi le mie dimissioni e quelle di Andrea; le lasciai sul tavolo e me ne andai.
Feci parte di altre associazioni e quando facevano le riunioni per discutere i vari problemi, insistevo, con forza l’inserimento lavorativo. Nessuno era mai d’accordo su questo importante vitale argomento in visione del loro futuro.
Decisi allora che non volevo più saperne di associazioni.
Avrei preso io le decisioni e le informazioni più opportune, ma da dove cominciare ?
Intanto Andrea frequenta la scuola media, aveva la professoressa di sostegno che lo aiutava nei compiti e in altre attività scolastiche.
Siamo nell’anno 2000. Terminate le scuole medie ci viene consigliato dagli insegnanti di iscrivere Andrea all’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato — IPSIA.
Non capivamo il perché della scelta di quella scuola d vegli studenti devono usare macchine utensili come il tornio o frese, trapano, lima, o imparare a saldare e altre attività manuali.
lo e mia moglie decidemmo, alla fine, che forse era giusto che Andrea frequentasse quell’Istituto anche perché nessuno dei professori della scuola media ci seppe dire quale altra scuola era più giusta per Andrea e decidemmo da soli. Ma a scuola, I’insegnante dovrebbe fare dei progetti e dei programmi ad Personam, in collaborazione eventualmente con gli enti privati, comunali, provinciali, regionali per il futuro inserimento di questa potenzialità nel mondo del lavoro.
Andrea comincia la scuola superiore ed anche qui ha avuto bisogno del professore di sostegno. Le attività di laboratorio scolastiche di Andrea comprendevano esercitazione al computer e attività manuali come comporre dei piccoli mosaici, copiare letteratura e altre attività. Frequentò dal 1° al 5° anno In tutti questi anni la scuola programmava incontri trimestrali con i genitori dei ragazzi diversamente Abili, detti G.L.H. In questi incontri c’erano i professori, quello di sostegno e lo psicologo. Con i genitori si faceva il punto della situazione, dell’apprendimento e di ciò che Andrea aveva imparato nell’arco dell’anno.
Arrivati all’ultimo anno scolastico durante la prima riunione G.L.H. oltre ai vari punti all’ordine del giorno questa volta si parlò anche dell’inserimento nel progetto Scuola/Lavoro ed insieme ai professori, allo psicologo della A.S.L. territoriale, si decise che Andrea avrebbe potuto iniziare questo progetto con l’Ente della Provincia di Viterbo che comprendeva (2 giorni della settimana andava in Provincia i restanti frequentava la scuola). Iniziata questa attività lavorativa che Andrea frequentava regolarmente ed era anche visionato dalla Neuropsichiatra della A.S.L. VT.
Passò il 1° anno, poi il 2° ma di una piccola retribuzione non se ne parlava mai (Andrea continuò ad andare in Provincia anche dopo aver terminato la scuola). Chiesi informazioni della cosa agli uffici competenti, nessuno mi dava le giuste informazioni.
Con insistenza chiedevo con forza la giusta motivazione.
Pensai allora di rivolgermi ad un avvocato, gli spiegai quanto capitava ad Andrea, l’avvocato sembrò interessato. Passò molto tempo e non si verificavano cambiamenti né economici né lavorativi, allora capii che forse all’avvocato non conveniva mettersi contro A.S.L. e Provincia di Viterbo. Decisi di lasciarlo. Ma da dove ricominciare ?
Avevo fatto già in precedenza tanti tentativi senza nessun risultato.
Ricominciai a contattare le persone che conoscevo, nessuno mostrava interesse ad ascoltarmi. Ero molto scoraggiato, ma volevo ottenere qualche risultato, ad ogni costo.
Sentivo che dovevo far conoscere in qualche modo questa situazione.
Un giorno, conobbi una signora che aveva un nipote che faceva terapia motoria con mio figlio. Parlammo dei problemi dei genitori che hanno in famiglia i portatori di Handicap. Sembrava molto interessata e le chiesi se voleva conoscere l’odissea di Andrea, lei disse di si con entusiasmo (era quello che cercavo).
Questa signora si mostrò molto attenta alla storia di mio figlio. Chiesi se si fosse annoiata, mi rispose che era entusiasta e con disappunto non accettava, anche lei, tutte quelle negazioni.
Ci rincontrammo varie volte, mi salutava con calore, tra le altre mi chiese se ricordavo chi fossero le persone che non aiutarono mio figlio nell’inserimento lavorativo. Le dissi di si ma con timore, lei capì e mi disse che non dovevo avere paura che Andrea ne aveva tutti i diritti. Mi rassicurò che si sarebbe interessata? Parlammo a lungo ci salutammo, io con gratitudine.
Venni a sapere, qualche tempo dopo, che quella signora aveva lavorato come segretaria provinciale di un sindacato e che aveva messo in moto un certo meccanismo a mio favore. Le cose per mio figlio Andrea andarono bene; cominciò a squillare il telefono di casa: le persone che prima non rispettavano i diritti di mio figlio ora erano molte disponibili riguardo ad un suo inserimento lavorativo, che doveva essere concordato per cui sarebbe stato meglio incontrarci per predisporre un piano di lavoro studiato apposta per Andrea.
Intanto mio figlio continuava regolarmente a lavorare per l’Ente Provincia di Viterbo.
Ero sempre molto impegnato per gli incontri per Andrea per discutere la questione dell’inserimento lavoro ma non vedevo dei progressi nonostante queste persone mi avessero assicurato che erano disponibili ad aiutare mio figlio.
Sono trascorsi 25 anni da quel 1986, e le pene, e le attese, e le promesse, e le delusioni, e la fiducia sono tutti aggettivi che rincorrono la speranza.
Non è tale.
Anche il mio secondo figlio Francesco è in procinto della maturità scolastica, che farà dopo? Quale impiego? Mi ribello, desidero cancellare tutto dalla mente: è un attimo di disattenzione, alzo gli occhi al cielo, non c’è una nuvola, è sereno, l’animo mi si acquieta, trova pace.
È solo un attimo, riecco i problemi e l’essere mio in subbuglio.
Antonio.
Antonio De Curtis altezza imperiale conte, decisamente conosciuto come Totò: “Di notte.. sento due occhi che mi fissano, mi scrutano, mi interrogano. Sono gli occhi della mia coscienza.” Davanti ai disastri, all’incompiuto, all’ingiustizie, contrassegnato da un’eccessiva severità, lealtà e soprattutto di notevole perbenismo declama con voce solenne e con gesti appropriati: “E io pago, e io pago !”
SI ! ... E io pago: cittadino che ho votato !
Per il politico preposto che mio malgrado (a nome di tutti come me) occupa senza averne materialmente il tempo, né il modo, più incarichi a livello cittadino, provinciale, regionale, parlamentare (deputati e senatori).
Quanto guadagnano per i loro numerosi incarichi. Prestigio, assegni, rispetto. I familiari, lo stesso nucleo familiare, occupandosi di prestigio: “quanto guadagnano non si sa, non solo in campo economico.” Deferenza, riverenza, saluto.
A loro non è consentito attendere otto ore al “Pronto soccorso” per sapere che è la carne della loro carne. A loro basta alzare la cornetta del telefono o l’uso del cellulare che tutti, DICO TONANTE, si mettono a disposizione e si scusano per l’attimo in cui non sono stati tempestivi. Ogni porta è aperta e non è necessario passare per il “Pronto Soccorso”, i medici, i migliori professori sono a loro disposizione e il ricovero è assicurato nel nosocomio più vicino e nel migliore. Che differenza: anch’io ho il cuore che batte. Lui farà la mia stessa fine e ritornando al grande Totò gli rammento: “A LIVELLA”.
Il bilancio programmato per i soggetti diversamente abili perché non è sufficiente? In altri paesi, i meno abili hanno percorsi protetti sia per quanto concerne la parte economica, sia per quanto riguarda l’assistenza professionale, sia per quanto concerne il lavoro, l’ospitalità e il rispetto. Se si nasce o si diventa, per vari motivi, diversamente abili perché, grazie ai giusti professionisti, non si avviano questi meno fortunati DEI POLITICI a percorsi produttivi e risolutivi a LORO VANTAGGIO e PER IL BENE DELLA SOCIETA ? Che ritiene questi sfortunati dei parassiti ?
Perché non si provvede energicamente a questo obiettivo, perché ANCHE L’ORFANO DEL POLITICO se non ha avvenire muore civilmente ed è in balia degli altri anche se è abbiente. Lo costringeranno sempre nelle quattro mura ?
Da me parte l’invocazione, non una: “Diamo la possibilità, l’agio, l’opportunità a questi imploranti di essere autonomi e che possano acquisire sempre maggiori esperienze per interessarli e sono sicuro che se loro sono messi nelle giuste posizioni e lavori ci insegneranno, ci faranno incamminare con passo rapido, celere, veloce sulla strada del SAPERE, QUEL SAPERE che per ora per noi è IGNOTO. Ma loro ci faranno apprendere, conoscere, studiare e sperimentare le varie soluzioni che ci porteranno ad inventare una nuova vita. Quella della tecnica e del maggiore progresso.
Loro sono la fonte del nostro maggiore sapere. Apriamoci a loro: facciamoli lavorare, guadagnare, socializzare e vedrete che presto saranno migliori e più concreti di noi”.
Spazio agli autori: A mio figlio Andrea
















